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Manifesto programmatico del Partito Democratico d’Abruzzo

La politica abruzzese in questi mesi sta andando a velocità vertiginosa, come avviene in tutte le fasi di crisi e di cambiamento. La grave crisi istituzionale e politica che si è aperta il 14 luglio 2008 è in realtà il punto di arrivo di un sempre maggiore distacco tra esigenze della nuova fase di sviluppo dell’Abruzzo e risposta inadeguata delle classi dirigenti.


La crisi dell’Abruzzo non è riducibile alla sola questione morale, pure presente, ma è una crisi di classi dirigenti. Il centrosinistra, insieme con le forze sociali ed imprenditoriali abruzzesi, aveva saputo traghettare l’Abruzzo fuori dal guado della transizione da regione assistita a regione competitiva. Dopo il ‘98, con l’ingresso dell’Euro, conclusasi la fase del regime transitorio di fuoriuscita dall’obiettivo 2, l’Abruzzo aveva bisogno di un salto di qualità, di avviare una terza fase della sua crescita. Cosa che non è avvenuta; se negli anni novanta, l’Abruzzo era la regione che cresceva di più nel centrosud, avvicinandosi alle posizioni delle regionali centrali per standard di crescita, nell’ultimo decennio invece è diventata una delle regioni che cresce meno, perdendo posizioni.


Il fatto è che con l’inizio del nuovo secolo l’Abruzzo avrebbe avuto bisogno di una nuova classe dirigente regionalista. Bisognava passare dalla filosofia dell’utilizzo discrezionale delle risorse pubbliche, che in passato ha anche prodotto crescita e sviluppo, pur se distorto, dalla filosofia dell’intermediazione amicale tra politica ed interessi, tra interessi pubblici e soggetti economici, alla filosofia della programmazione intelligente delle risorse, alla capacità della politica di fare sistema tra i territori, promuove servizi pubblici efficienti, favorire la crescita del capitale umano. Questo salto non è avvenuto. Nessuno dei governi regionali che si sono succeduti sono stati capaci di affrontare i nodi delle riforme strutturali di cui l’Abruzzo aveva necessità. A partire da quella del sistema sanitario, che assorbe l’80% delle risorse regionali, impedendo politiche di sviluppo adeguate e la creazione di un sistema di servizi socio-assistenziali moderni.

Ora siamo già in un’altra fase.

La riflessione su ciò che è stato deve insegnarci gli errori da non ripetere, ma il 30 novembre siamo già chiamati a scegliere il futuro. La difficoltà, ma è qui la nostra sfida, è spostare in avanti la discussione, evitare un confronto con la testa rivolta al passato, ad un passato anche recente, ma che già appartiene ad un’altra era politica dell’Abruzzo. Siamo consapevoli che se l’Abruzzo non crea le condizioni per avvicinarsi alle regioni europee più avanzate di analoghe dimensioni nei prossimi 5 anni, rischia di tornare drammaticamente indietro. La sfida per la classe dirigente abruzzese è darsi una missione condivisa, dare un senso all’impegno delle imprese, dei lavoratori, dei vari attori sociali ed economici della regione. Ed è questo il compito precipuo della politica.

Tre sono gli assi per l’Agenda abruzzese: creazione di un welfare state per le persone moderno, a partire da una profonda e radicale rottura con il passato sistema sanitario regionale; crescita ed internazionalizzazione delle imprese abruzzesi, attraverso politiche di sostegno per l’innovazione e la ricerca; fare dell’Abruzzo una regione protagonista nella sostenibilità ecologica, creare un sistema infrastrutturale moderno ed efficiente, sostenibile sotto il profilo ambientale.

Il Partito Democratico è nato in Abruzzo il 14 ottobre 2007 per avviare una nuova stagione della politica regionale. Una nuova stagione della programmazione, in primo luogo, affinché l’Ente regione torni a svolgere la sua funzione di legislatore e di programmatore dello sviluppo, riformando i sistemi che è necessario cambiare: all’Abruzzo serve una legge quadro per la ricerca e l’innovazione, una nuova legge quadro sul lavoro, sulle attività produttive, sul diritto allo studio.

Una nuova stagione della regione, che torni ad essere comunità condivisa che sa e può riconoscersi nella Regione come Istituzione.
Immaginiamo l’Abruzzo REGIONE URBANA diffusa, in cui siano esaltate le vocazioni di sistema dei territori. Immaginiamo una Regione dove viga la trasparenza del mercato, l’effettività della concorrenza e della competizione, dove il rapporto tra pubblico e privato sia regolato da contratti chiari e codificati, sulla base di principi di legalità e di tutela dell’interesse generale dei cittadini, ove i servizi di rilevanza pubblica siano affidati a terzi, pubblici o privati, attraverso modelli europei di competizione e di trasparenza.

Vogliamo ripristinare un senso etico della vita pubblica nelle istituzioni, ma anche tra gli operatori economici, perché ciascun attore pubblico e sociale, economico e istituzionale, sappia di concorrere al bene della comunità.

Immaginiamo un Abruzzo moderno, che affidi il suo futuro alla ricerca, l’innovazione, le competenze, l’elevamento del capitale umano.

Immaginiamo un Abruzzo delle oltre 125 mila imprese attive, capace di accompagnarne la nascita e la crescita dimensionale e competitiva.

Crediamo nel valore del metodo della concertazione, come strumento di condivisione delle scelte che riguardano lo sviluppo dei territori e della regione, tra governo regionale, sindacati e imprese; tra Regione ed enti locali, forze associative, organizzazioni del terzo settore.


Il Partito Democratico è nato in Abruzzo per riformare la politica. Ridurremo i costi della politica e il peso della burocrazia, tagliando gli enti inutili e conservando solo quelli che possono svolgere un’effettiva funzione al servizio delle collettività con efficacia ed economicità. Porremo fine alla pratica dei manager degli enti e dei direttori delle Asl di nomina fiduciaria da parte della politica. Le nomine di manager e direttori di enti pubblici che svolgono servizi essenziali per le persone e per la collettività saranno sottoposte a criteri di rigoroso accertamento delle capacità e dei meriti, affidandole a procedure imparziali ed indipendenti dalla politica.

Vogliamo costruire l’Abruzzo del nuovo secolo, e farlo con le tante energie e risorse di cui i nostri territori sono ricchi: la vitalità delle piccole e medie imprese, le famiglie, l’impegno e lo spirito solidaristico dei nostri lavoratori, la forza e la generosità del volontariato, l’associazionismo ed il terzo settore.

 

Tre sono gli assi per l’Agenda abruzzese:
  1. ASSE: IMPRESE, COMPETITIVITA’, CRESCITA.
  2. ASSE: WELFARE PER LE PERSONE
  3. ASSE: I TERRITORI, L’AMBIENTE
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