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Partito Democratico Abruzzo
2 ASSE: Welfare per le Persone | 2° Asse: Welfare per le Persone |
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Vogliamo creare in Abruzzo un moderno welfare per le persone a dimensione regionale, un welfare della solidarietà e della cittadinanza attiva, capace di sostenere ed affiancare le persone nel loro percorso di nascita, formazione, lavoro, crescita professionale, invecchiamento. Siamo consapevoli che il nuovo assetto regionalista, il processo di federalismo fiscale che sarà avviato con le riforme in discussione sul piano nazionale, determinano una sempre maggiore competenza delle regioni in questo campo, e non vogliamo trovarci impreparati. Un Welfare imperniato su politiche attive di intervento, sulla valorizzazione del ruolo del terzo settore, della cooperazione, del volontariato, capace di mettere in campo servizi mirati per le persone, non solo è una garanzia di solidarietà e di diffusione di una cittadinanza consapevole, ma è anche un formidabile volano di crescita economica, di contrasto della povertà e di opportunità di lavoro. E’ evidente che in Abruzzo non sarà possibile creare un moderno welfare per le persone se prima non mettiamo mano alla riforma strutturale del sistema sanitario regionale, abbattendo il debito accumulato, per liberare risorse e creare le condizioni di una sanità regionale efficiente e funzionale alla tutela effettiva del diritto alla salute. Il centrosinistra, in questi anni, dopo la vittoria delle elezioni del 2005, ha trovato nella sanità regionale un Sistema senza regole nel pubblico e nel privato, con indirizzi delle leggi e delle intese Stato- Regioni disattesi e inapplicati, un Osservatorio epidemiologico non messo nelle condizioni di funzionare per scarsità di risorse e personale. La prima necessità è stata quella di verificare la reale dimensione del debito, che è emerso essere superiore di tre volte a quello dichiarato, per un ammontare di circa 1,4 milioni di euro. Molto è stato fatto per affrontare questa drammatica situazione. Sono state ristabilite le regole per il pubblico e con il privato, con accertamenti veri e rigorosi che hanno portato all’individuazione di 118 milioni di somme non dovute da parte delle Asl, di cui 60 nei confronti di un solo gruppo privato. E’ stata approvata la Legge n. 6 del 2007 per stabilire i criteri di appropriatezza dei ricoveri e per i regimi alternativi al ricovero, con l’obiettivo di portare il tasso di ricoveri dell’Abruzzo che oggi è del 250 per mille alla media nazionale di 149. Così come la legge sulle autorizzazioni e gli accreditamenti, per dare regole chiare rispetto alla garanzia della qualità dei livelli di assistenza. E’ stato varato il Piano di riordino della spesa ospedaliera con l’obiettivo di ridurre, come stabilito dalle norme nazionali, dal 5,5 per mille al 4,5 per mille il numero dei posti letto per abitante. Contestualmente al Piano di riordino, sono state approvate le linee guida del Piano Sanitario. Il nuovo Governo regionale dovrà proseguire su questa linea già tracciata, sapendo che altre scelte difficili dovranno essere compiute per rendere più rigoroso e accelerare il processo di risanamento del sistema sanitario regionale. Non basta infatti ristabilire regole severe e chiare per ciò che riguarda il rapporto pubblico-privato, dato che gran parte del debito è comunque legato agli sprechi e alle inefficienze del sistema ospedaliero pubblico e al tasso eccessivo di ospedalizzazione. Solo quindi con scelte nette, sarà possibile liberare le risorse necessarie per una profonda ristrutturazione della sanità regionale, in direzione della qualità delle prestazioni e dell’assistenza, del rispetto dei livelli essenziali di assistenza, dell’efficienza e dell’efficacia. E’ quindi ineludibile intervenire sul nodo del ripensamento del ruolo degli ospedali pubblici, con l’aziendalizzazione degli ospedali maggiori e la riconversione dei piccoli ospedali. Il sistema ospedaliero abruzzese deve puntare sull’eccellenza, in campo scientifico, medico-sanitario, tecnologico. Solo così daremo un’assistenza di qualità a chi ne ha bisogno, ridurremo il fenomeno di chi deve andare in altre regioni o persino all’estero per curarsi dalle malattie più gravi, libereremo le risorse necessarie per sviluppare i servizi sul territorio, l’assistenza domiciliare integrata, i distretti di base. Questi sono i presupposti per l’attuazione del Piano sanitario regionale 2008-2010 che dovrà essere attuato dal nuovo governo regionale, secondo i seguenti obiettivi strategici:
L’altro pilastro di un nuovo welfare regionale è nell’integrazione socio-sanitaria. Entro il 31 dicembre dovrà essere ridotto il numero degli ambiti sociali, per farli coincidere con il numero e l’articolazione territoriale dei distretti sanitari di base; l’identità territoriale è il presupposto infatti indispensabile di una reale integrazione, non solo proclamata, tra politiche di intervento sociale e politiche di assistenza sanitaria. Bisognerà inoltre sottoporre a revisione il Piano sociale regionale, per superare i limiti del piano precedentemente approvato con fretta e senza la necessaria condivisione con gli attori sociali e con il territorio. Le linee del nuovo piano dovranno essere la sussidiarietà verticale ed orizzontale, un maggiore protagonismo del terzo settore. Le criticità da affrontare sono;a) l’esistenza di una popolazione molto anziana, circa il 20% della popolazione ha più di 60 anni, con particolare riferimento al problema degli anziani non autosufficienti; b) l’assoluta insufficienza nella nostra regione degli asili nido e dei servizi per l’infanzia e l’adolescenza; c) questi due fattori ostacolano l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro, e determinano il fenomeno assai diffuso della famiglie mono reddito largamente esposte al dramma della povertà; d) la qualità delle prestazioni e quindi la necessità di investire in maniera consistente sulla formazione degli operatori.
Poiché l’integrazione tra politiche sanitarie e politiche di assistenza sociale sono il punto di partenza di un nuovo welfare regionale, proporremo inoltre che sia istituito, nel prossimo governo regionale, un unico Assessorato al Welfare, unendo sanità e politiche sociali. Infine, il terzo pilastro di un nuovo welfare sono le politiche del lavoro, l’integrazione tra formazione e servizi per l’impiego. Il nuovo modello sociale europeo, proiettato verso l’economia della conoscenza, mette al primo posto la strategia per l’occupazione, la crescita del capitale umano, l’occupabilità per giovani, donne e lavoratori adulti, la diffusione delle competenze. Queste priorità in Abruzzo si pongono con particolare emergenza, a fronte di un tasso di occupazione femminile tra i più bassi in Italia, di un tasso di disoccupazione giovanile al 17% rispetto alla media regionale di poco superiore al 6%. Proporremo una nuova Legge regionale per il lavoro, che consenta di non disperdere le risorse e una seria programmazione delle risorse comunitarie, da destinare alla creazione di poli di competitività, che a partire dall’analisi dei fabbisogni delle imprese colleghino strumenti operativi e politiche per l’orientamento, la formazione, il tirocinio. Si tratta di mettere in campo veri e propri network, con la partecipazione di banche, fondazioni, università, mondo della ricerca, imprese. In particolare, il tirocinio dovrà diventare lo strumento principe per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. |




