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Partito Democratico Abruzzo
1 ASSE: Imprese, Competitività, Crescita | 1° Asse: Imprese, Competitivita’, Crescita. |
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Secondo il recente studio del Cresa, negli ultimi dieci anni il divario tra la regione Abruzzo e le regioni europee è tornato a crescere, l’Abruzzo ha perso 20 punti a fronte dei 17 dell’Italia (fatto cento l’indicatore di sviluppo della media delle regioni europee, l’Abruzzo era a 104 nel 1995, ed è sceso a 95 nel 2005). La diminuzione del Pil per unità di lavoro ci dice che in questi anni è diminuita la produttività ed anche la qualità del lavoro. Tutte le analisi sull’Abruzzo ci dicono che il problema fondamentale della nostra economia è la sua bassa produttività, e questo dipende dalla scarsa capacità del sistema di capitalizzarsi, di investire sulla formazione, l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo. Il 90% delle imprese ha meno di 10 dipendenti, il 97% meno di 50. Il problema principale del nostro sistema imprenditoriale, pur vivace e vitale, è la sua fragilità con cui dobbiamo fare i conti. L’occupazione aumenta a fronte di un’economia che non cresce, ma è aumento della flessibilità e della precarietà, del fenomeno di emersione del lavoro nero e irregolare. I dati dei centri per l’impiego ci segnalano che ormai tre nuove assunzioni su quattro sono a tempo determinato, con il rischio di creare una generazione di abruzzesi abituati a vivere nell’incertezza del proprio futuro, privi di una prospettiva sicura di crescita professionale, di stabilizzazione delle relazioni famigliari e sociali. I dati più recenti infine indicano che l’economia abruzzese è in una fase di ristagno. Ciò non dipende dal destino cinico e baro, o dalla internazionalizzazione dei mercati, ma dalla debolezza dei fattori di sviluppo del Paese e della nostra regione. Senza dimenticare il contesto economico mondiale di crisi finanziaria e i segnali preoccupanti di recessione per la economia internazionale e italiana, che certo non aiuteranno l’Abruzzo ad uscire dalle sue difficoltà, senza una politica adeguata di intervento a sostegno della crescita. Occorre quindi una strategia per lo sviluppo. Dobbiamo aggredire con determinazione i nodi che frenano la crescita, favorire la capacità di investimento delle imprese, metterle nelle condizioni di poter competere nei mercati internazionali, non attraverso le agevolazioni e i sussidi, o mediante la protezione dalla concorrenza che è pura illusione, ma attraverso la crescita dei livelli di competitività e di innovazione. Occorrono sistemi territoriali competitivi, perché le imprese da sole non ce la fanno, hanno bisogno di fare sistema tra di loro e di allearsi con i territori, con istituzioni funzionanti, scuole, università e agenzie formative amiche dello sviluppo e della crescita della conoscenza, hanno bisogno di servizi locali efficienti ed economici, contesti sociali favorevoli contrassegnati da alti livelli di coesione e di inclusività. Questi sono gli obiettivi strategici che individuiamo per far ripartire l’Abruzzo e per farlo entrare nel novero delle regioni più avanzate nel campo della futura economia della conoscenza:
2. PROGRAMMAZIONE OTTIMALE DELLE RISORSE. Data la scarsità di risorse di cui la nostra regione disporrà nei prossimi anni, a causa dell’enorme debito regionale, occorre non perdere l’occasione rappresentata dalla programmazione dei nuovi fondi europei e dei fondi FAS stanziati dalla Finanziaria. L’utilizzo di questi fondi va indirizzata e concentrata su pochi macro obiettivi strategici, che sono quelli che possono determinare una crescita dei vantaggi competitivi per le imprese e il rilancio dello sviluppo, riducendo le diseconomie presenti nei nostri territori. I macro obiettivi su cui lavorare sono: A) MOBILITA’ ED INFRASTRUTTURE B) ACQUA E RIFIUTI: ammodernamento, messa in efficienza e potenziamento della rete idrica regionale; creazione di un efficace e moderno sistema di smaltimento e riciclaggio dei rifiuti C) RICERCA, investendo su progetti quali quello del Campus della Val di Sangro D) ENERGIA, la riconversione ecologica dell’economia abruzzese, la ricerca e l’investimento nelle fonti pulite e rinnovabili (sole, vento, fotovoltaico, ecc.), i progetti di efficienza energetica per aziende e imprese ( l’8 per mille delle imprese abruzzesi investe in tali progetti, un dato sopra la media nazionale, più di Emilia Romagna e Lombardia) può essere una grande occasione di sviluppo e di creazione di lavoro per la nostra regione E)BONIFICA DEI SITI INQUINANTI 3. POTENZIAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE: occorre un quadro condiviso di opere pubbliche strategiche da realizzare nei prossimi dieci anni per la modernizzazione della rete infrastrutturale regionale. Riteniamo si debba ripartire dall’intesa raggiunta tra il Ministro Di Pietro e la Regione Abruzzo , e dal piano quinquennale Anas. Attuare il federalismo infrastrutturale con società di scopo tra Regione ed Anas per la realizzazione della pedemontana Abruzzo – Marche e di altre opere strategiche. Bisogna inoltre puntare sulle infrastrutture immateriali, che in tempi più rapidi possono contribuire a rendere più competitivi i territori abruzzesi, e a ridurre i divari tra zone più sviluppate e aree interne, con una massiccia diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione (internet, Ibs, e governement). 4. CRESCITA ED INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE. Occorre una Regione amica delle imprese, che ne accompagni il processo di nascita e di sviluppo. La questione principale da affrontare in Abruzzo è favorire la crescita dimensionale, la capacità competitiva e la internazionalizzazione delle PMI. A tal fine servono politiche mirate: A)una legge sull’innovazione e la ricerca che fornisca strumenti per favorire i processi di innovazione ricerca e sviluppo delle piccole imprese; B) politiche per le produzioni di distretto e di filiera, con l’istituzione di bond di distretto o di filiera , fondi di investimento e di garanzia finalizzati esclusivamente ad accrescere gli investimenti in ricerca ed innovazione da parte di imprese di un preciso distretto o filiera produttiva abruzzese, attraverso soprattutto la canalizzazione dei risparmi locali; C) politiche per l’accesso al credito con la attivazione di prestiti partecipativi e la partecipazione al capitale di rischio; D) politiche di promozione commerciale dei prodotti abruzzesi, per diffondere il Marchio Abruzzo nel mondo. 5. INVESTIRE NEL CAPITALE UMANO. Investire in capitale umano, ricerca e innovazione è la leva più importante per favorire l’internazionalizzazione e la competitività delle imprese. Servono competenze scientifiche, cultura dell’innovazione, qualifiche trasversali. Bisogna promuovere una rete di saperi multidisciplinari sapendo di cosa hanno bisogno le imprese, attraverso l’analisi dei fabbisogni delle economie territoriali e dei sistemi di imprese. Occorre che le istituzioni sappiano organizzare filiere, sistemi territoriali tra imprese, scuole, sistema universitario, operatori della formazione professione capaci di coordinare le politiche formative, l’orientamento e l’inserimento nel mondo lavorativo. Bisogna sviluppare nella nostra regione la Formazione tecnica di livello superiore e universitario d’eccellenza, come strumento cardine per fornire al sistema economico le competenze di cui le imprese necessitano. Infine, l’Abruzzo spende in ricerca e sviluppo meno dell’1%, a fronte della media italiana dell’ 1,5%, e di una media UE del 2,5%. Questo differenziale va assolutamente ridotto nei prossimi anni con politiche e scelte coraggiose. 6. MODERNIZZARE L’ISTITUZIONE REGIONALE. L’altro grande pilastro della competitivita del sistema territoriale è quello della “governance”, intesa nel senso di snellimento delle funzioni amministrative della pubblica amministrazione, rinunciando a quelle orientate alla intermediazione della spesa ed alla produzione di beni pubblici non essenziali, per concentrarsi sulle funzioni di intelligence, di indirizzo politico, di coordinamento e poi di controllo e valutazione, che sono centrali alla buona realizzazione dei programmi di sviluppo. La funzione precipua della governance è quella di stabilire le regole del gioco e gli indirizzi di governo e di farle rispettare, cioè di regolare i rapporti economici sociali e politici. In secondo luogo essa è gestione del settore pubblico. La buona governance del settore pubblico richiede una amministrazione snella che segua il principio della “accountability”, cioè sia responsabile e dia conto del proprio operato; le cui attività siano trasparenti e non burocratiche ed incomprensibili per il cittadino; che sia efficiente, nel senso che sia in grado di stabilire un buon rapporto tra valore prodotto e costo per la comunità. Queste caratteristiche richiedono alla pubblica amministrazione di rispettare regole di gestione del settore pubblico basate sul controllo di efficienza, monitoraggio valutazione e verifica presso il consumatore che paga e fruisce dei servizi. Per una buona governance è necessario che la sua attività consenta la partecipazione dei cittadini singoli ed associati alle scelte di indirizzo e soprattutto a quelle operative. Il rispetto di queste caratteristiche di governance dà alla PA la legittimità di produttore di beni pubblici essenziali. Le Regioni europee più prospere hanno seguito questa governance del settore pubblico e su di essa è fondata la trasformazione delle regioni del centro-nord; la correlazione tra questa concezione della governance e la competitività del sistema economico e sociale è forte, e si trasmette attraverso policy chiare, focalizzate ed efficienti; ma anche attraverso meccanismi di mercato concorrenziali tra istituzioni che non permettono di sviluppare rendite improprie, e altre inefficienze a spese del cittadino. Queste riforme obbligano a ridurre le aree dell’intervento pubblico, a fondarlo il più possibile su strumenti automatici privi di discrezionalità. Al tempo stesso richiedono di concepire e valorizzare maggiormente il ruolo delle politiche pubbliche che è quello di dare indirizzi politici, coordinare e stimolare comportamenti ed attività che vanno realizzate dal settore privato o comunque con modalità fortemente ispirate al mercato che ne è arbitro e regolatore in qualità e quantità. La collaborazione con il settore privato va conseguentemente fondata sulla partecipazione al disegno comune e non su incentivi i cui benefici si annullano, per gli aggravi di costo, dovuto al complesso apparato burocratico dei processi amministrativi di concessione, erogazione e controllo. Proponiamo in questa direzione una radicale semplificazione degli strumenti operativi, con la creazione di un’unica Agenzia che si occupi di attrazione degli investimenti, e l’incentivazione dell’associazionismo degli enti locali, in particolare per la gestione associata degli sportelli unici per le attività produttive. In generale serve una decisa riduzione degli enti strumentali, per limitarli a non più di 4 o 5 enti per le funzioni essenziali di programmazione dello sviluppo economico e sociale, continuando sulla strada già intrapresa dalla Giunta regionale della riduzione degli Ato sia per la gestione dei rifiuti, sia per il ciclo idrico integrato. In prospettiva, vogliamo lavorare perché entro il 2013 si arrivi ad un’ulteriore riunificazione degli ambiti ottimali e ad una drastica semplificazione degli enti strumentali. Basta un solo Ato per la gestione dell’acqua, una sola agenzia regionale per la casa con il trasferimento delle competenze degli Ater ai comuni, possiamo ridurre il numero delle Asl, per arrivare a tagliare circa 40 enti inutili. |




